Come superare la timidezza.

 giorni fa sedevo in meditazione in un parco, il mio volto sorridente splendeva beato di fronte al sole.

Uscendo dal mio loto a gambe incrociate, ho trovato davanti a me una ragazza che si copriva il viso dal sole e restava  a guardarmi.

giovane, in forma, abbronzata e magra. Si guarda intorno, poi di nuovo verso di me, tiene i capelli con la mano destra e mi osserva. il suo sguardo sembra un misto di curiosità e interesse.

Non so che fare, cosa dire. 

sono attratto dalla sua luce e dalla sua bellezza giovane e forte, dalla sua pelle scura e dalle gambe toniche.

accenno un sorriso, ma non dico niente. Resto in silenzio. totalmente bloccato.

Lei torna dalla sua amica. 

sabato, rientrando verso casa, incrocio lo sguardo sorridente di una giovane bionda che penetra nei miei occhi con una dolcezza che raramente si incontra.

colpito dai suoi occhi chiari e luminosi, dallo sguardo simpatico, la guardo senza dire niente.

mi emoziona la gioia del suo volto, ma non riesco a pronunciare nessuna parola.

Pur avendo sempre la curiosità di conoscere l'altro, a volte sento in me crescere una forte resistenza che trattiene ogni slancio, una potenza incontrollabile si prende possesso del mio corpo e mi tiene fermo, in balia del suo controllo.

un forte retaggio culturale è ancora presente e ogni tanto si riaffaccia alla porta la mia mancanza di autostima, un'abitudine mentale a pensare di non meritare amore, attenzioni, interesse.

Ho combattuto tutta la vita con la Timidezza, una lotta spesso impari dove ha quasi sempre avuto lei la meglio, domando la mia vita.

un rapporto d'amore e odio.

  ogni volta che penso di essermene liberato torna a farmi visita.

una vocina dentro di me, proveniente dai misteriosi luoghi dell'inconscio, frena la volontà di andare incontro ad una nuova emozione e mi tiene legato alla sedia, immobile.  

Come a dirmi : non puoi abbandonarmi, senza di me tu non puoi vivere.

mi arrendo di nuovo al suo potere, lascio che sia Lei a guidare le mie mosse.

L'inconscio è una macchina da guerra,  ti strozza l'anima, riporta in superficie tutte le scorie di cui non ci siamo liberati. 

Ci formiamo questa immagine creata nell'infanzia e ce la portiamo sulle spalle come uno zaino pieno di oggetti inutili. Pur sapendo che  il peso dello zaino ci causa dolore, non lo lasciamo a terra per camminare piu leggeri, preferiamo soffrire perchè in quella sofferenza ci sentiamo a casa, protetti.  

Quel dolore è una zona di comfort, ci tiene al sicuro. 

Siamo abituati a riprovare sempre le stesse emozioni formate nella nostra coscienza quando eravamo piccoli.

Se sono stato abbandonato da piccolo, cercherò relazioni che mi faranno riprovare il senso di abbandono. Quell'emozione è la  nostra porta di casa, ci nutre piu di ogni altro pasto.

Per noi è vita. sopravvivenza.

Aggrappati a credenze che crediamo siano la nostra reale natura, tendiamo a ripetere esperienze che ci attirano verso il basso e la sofferenza.

viviamo tutta la vita aggrappati a quel tipo di reazione emotiva, la crediamo reale, nostra, ciò che ci identifica come persone.

in realtà, non riusciamo a domarla perchè è qualcosa di familiare, conosciuto, sicuro. e cio che ci è familiare va protetto.

è cio che conosciamo, è cio che abbiamo imparato a ritenere la nostra peculiarità.

Ci affezioniamo a cio che in realtà è un nostro disturbo.

Da piccolo sono stato dentro uno sgabuzzino per non vedere il mondo fuori. Protetto da mia madre.

Mi è stata impiantata nella coscienza la certezza di non essere adeguato, capace, all'altezza della società, al passo con gli altri.

ecco fatto il danno.

Per tutta la vita crederò a livello inconscio che questa è l'unica vera realtà.

Aspettative, ricerca di consenso, bisogno di conferme, richiesta di approvazione.

A scuola facevo scena muta con i compagni e coi professori. Scena muta alle interrogazioni, pur studiando tutto il giorno. Un blocco al petto che finiva dentro lo stomaco, un macigno di paure e insicurezze rendeva ogni sillaba impossibile da pronunciare.

Nessun contatto con l'altro sesso. Neppure visivo.

giudizio, vergogna, assenza totale di autostima, timidezza, senso di inadeguatezza, insicurezza, paura dell'altro, del giudizio altrui. Senso di colpa e giudizio non hanno fatto altro che portami ad autosabotarmi, installando in me una chiusura dal mondo esterno, ritenendo me stesso un buono a nulla, incapace di vivere. 

Senza che l'altro facesse o dicesse niente, io ero spaventato dalla sola mia presenza in mezzo agli altri, e non vedevo l'ora di tornare a casa.

Ero io stesso a mettermi in difficoltà, in imbarazzo, a non credermi giusto, adeguato, capace.

" Io sono sbagliato." è stato il mantra dei miei primi 20 anni di vita.

Poi ho iniziato a lavorare sulle mie insicurezze, l'altro non era piu un pericolo, ma un aiuto.

iniziavo, proprio grazie agli altri, a scoprire le mie parti migliori, le mie qualità che facevano stare bene chi era in mia compagnia.

sono partito per un anno in belgio, costringendomi a stare in mezzo agli altri. mettendomi a nudo.

mi sono dovuto " violentare", per fare uscire dal corpo la mia vera essenza.  

gente da tutto il mondo, uomini e donne tutti insieme, mangiare e dormire negli stessi spazi, lingue e culture lontane hanno aperto in me la curiosità e lo stupore, la meraviglia del conoscere, il desiderio di aprirmi e farmi conoscere.

Sono tornato piu sicuro e piu contento di me stesso, non piu giudicante e impaurito.

Conoscere me stesso mi ha dato la forza di riconoscermi non piu come inutile e inadatto ma come una persona capace di stare insieme agli altri. Anche alle donne. Senza esserne spaventato.

La mia prima ragazza l'ho avuta a 13 anni, ma solo perchè ha fatto tutto lei.

La mia prima relazione l'ho avuta a 23 anni.Con una piu grande di me.

Le insicurezze sono tornate ad affacciarsi nelle relazioni di coppia, a volte nelle amicizie, nel lavoro, nelle scelte sul futuro, nelle passioni, nella sicurezza economica, nella volontà di seguire me stesso e i miei sogni, senza badare al giudizio di famiglia e società.

Quell'impronta, che riceviamo in età infantile, resta un documento d'identità che portiamo nel mondo e spesso ci rappresenta per tutta la vita.

" Io sono cosi." 

Ma chi lo ha deciso? 

non certo tu. Ci creiamo l'immagine di noi stessi che ci hanno impiantato altri, a quell'immagine ci attacchiamo e crediamo che sia l'unica valida, la migliore.  

non scegliamo noi di reagire emotivamente in una data maniera, siamo l'effetto di eventi e credenze che hanno incastrato la nostra ricca e straordinaria personalità  dentro una scatola chiusa in un cassetto.

Oggi sono un insegnante di Yoga, guido amici e persone che chiedono il mio aiuto, ma ancora adesso davanti ad un pubblico numeroso o a prestazioni particolari, sento riaffacciarsi quell'ansia di non sentirmi adeguato, al posto giusto.

Prende spesso il sopravvento quella potente vocina che mi richiama all'ordine, riportando in superficie l'immagine di bambino insicuro, incapace, inadatto.

Da piccolo soffrivo di vertigini, lavorando sulle mie insicurezze l'ho superata andando al cuore del dolore, vedendolo da vicino e realizzando che non poteva farmi male cadere, era solo un'esperienza visiva a inchiodarmi.

 Da grande mi sono buttato con il paracadute.

Da piccolo ero bloccato con i professori, in india ho insegnato come volontario in una scuola.

Non parlavo con le donne, ora sono pieno di amiche.

Non parlavo con estranei, ora sono io a fermare le persone.

Avevo paura  a stare solo, a volare, ora viaggio in tutto il mondo.

ho vinto i blocchi con l'altro sesso e con il mondo, ho smesso di giudicarmi e fuori non temevo piu il giudizio.

Ma, quelle ferite, sono cicatrici cosi profonde, che se non vengono lavate via del tutto con una definitiva operazione chirurgica, torneranno sempre a farci visita.  

Se mi guardo indietro, mi vedo sognare di fare il calciatore e poi mi sono fermato, di essere un giornalista e poi ho studiato lingue, di amare scrivere e fotografare e invece ho smesso di studiare per andare dietro a soldi e relazioni che poi non mi hanno portato ad essere me stesso perchè stavo seguendo una strada non mia, ma indicata da altri.

Ecco che vengono i problemi di soldi, di relazioni, di frequentazioni, di seguire un percorso, di avere disciplina, di impegno e costanza, di un lavoro mio, scelto da me.

La paura di dire No, di essere me stesso, di fare scelte indipendenti, libere, coraggiose, anche impopolari. ma che provengono dal cuore.

Se un bambino cresce chiuso in casa, iperprotetto, si fa quell'idea di amore, pensa di meritare quel tipo di amore.

Quel bambino, non potendo fare nulla in casa, si sentirà tutta la vita incapace.

Se è la mamma a fare sempre tutto, si sentirà sempre in colpa.

Quel bambino andrà a cercare inconsciamente una punizione.

Se inglobi e incastri un bambino, quel ragazzo poi uomo non andrà a cercarsi indipendenza ma cercherà di restare sempre attaccato, sempre a casa, per non tradire l'idea di amore conosciuta in famiglia.

l'iperprotezione impedisce al figlio di crescere. Di essere indipendente ed emanciparsi.

La mamma che ha sempre fatto le cose al posto suo, senza insegnare nulla al bambino, costruirà nella sua coscienza la certezza di non essere capace da solo a fare niente e di avere sempre bisogno della madre, di dipendere da lei.  

ti vengono tolte le cose dalle mani, quasi a farti credere neanche bravo a rifarti un letto.

Quel bambino dovrà vivere relazioni  ed esperienze solitarie , viaggi e convivenze, sentendosi sempre in colpa per aver lasciato la casa. 

Quella madre sarà sempre presente, anche nelle relazioni di coppia che quel figlio instaurerà. 

Quel figlio, per tutta la vita, si sentirà sempre sbagliato, inadeguato, insicuro, perchè dentro di se, nell'età dell'infanzia, è stato impiantato un messaggio, un'immagine di sè, un'impronta che finchè non viene lavata via gli terrà compagnia, impedendogli di vivere a pieno la vita, essendo se stesso sempre, in ogni situazione, senza dover dare retta a vocine disturbanti che bloccano la sua gioia di vivere.

Piu rimandiamo l'opera di pulizia, piu la vita ci presenterà situazioni per cui sentirci inadeguati e poi in colpa. 

Ci porterà davanti agli occhi le stesse dinamiche in cui siamo sempre caduti, in cui siamo abituati a reagire in quel modo.

 e le sfide che la vita ci presenta ogni giorno saranno sempre piu potenti fino a doverci fare i conti una volta per tutte. Se evitiamo di guardare la ferita, sarà la vita a farci sentire il dolore. Piu rimandiamo, piu il dolore sarà intenso.

Le dinamiche prodotte dall'inconscio non le abbiamo scelte noi e non rappresentano la nostra natura, bensi meccanismi indotti nei nostri primi anni di nascita.

Ogni volta che veniamo criticati, accusati, delusi, traditi, non approvati, quella vocina si affaccia per farci sentire il dolore di quel bambino ferito. Ma se noi andiamo da quel bambino e lo riempiamo di coccole, mostrandogli l'amore che ha sempre sognato, non sarà l'esterno a causarci dolore, non ci servirà nessuna parola di conforto e nessuno che venga a salvarci, siamo noi il paracadute, e non la zona comfort, quella che anzichè proteggersi, si rifugia in un mondo di paure, per non vedere il mondo per quello che è.

I nostri genitori hanno scelto prima di nascere questo lavoro con noi. lo abbiamo scelto insieme.

Non avendo loro gli strumenti per vivere una relazione di amore sano, trasmettono ai figli le loro paure e il loro dolore. Ma come noi, attraverso l'esperienza con loro, raggiungiamo il vero Amore, cosi loro attraverso l'esperienza con noi, possono raggiungere lo stesso traguardo.

La strada per trovare l'amore è dura e dolorosa. Io lo posso testimoniare.

Ma non posso che ringraziare tutti gli eventi che la vita mi ha fatto affrontare, perchè attraverso di essi ho affrontato me stesso e il mio mondo interiore. Abitato da milioni di vocine e dolori ancestrali.

ma una volta liberato, è il piu grande tesoro di questo infinito viaggio  alla ricerca dell'amor perduto.

l'altra mattina camminavo con Luisa, abbiamo parlato di tante cose, ci siamo scritti ad un corso di volontariato, abbiamo osservato la società con occhi diversi,

Sdraiati su lettini di legno, abbiamo respirato l'atmosfera serena di chi vive i parchi.

Lei mi ha fatto tante domande sul mio percorso e sull'esistenza, gioiosa di conoscermi e  curiosa della mia vita.

vita, relazioni, viaggi, esperienze, ideali, filosofia, famiglia.

una giornata ricca, camminando tra i parchi e i ponti, di una roma periferica, viva, circondata da murales e biciclette. 

" vale, mi hai trasmesso tanta tranquillità. ho pensato tutto il giorno alle cose che mi hai detto. 

Le tue parole mi hanno fatto riflettere tanto, credo che tu sia molto avanti. per me sei un maestro.

Quando arrivi a lavoro si vede che sei in pace, centrato. Allo stesso tempo capisco che vuoi stare per conto tuo."

Dopo lavoro mi vedo con flavia. 

Ci sdraiamo al laghetto, caffè e chiacchiere.

Ridiamo e ci raccontiamo. 

Dopo aver parlato di uno dei miei incontri bizzarri davanti alla fontanella, flavia ridendo mi sfotte: 

" secondo me tu, che trasmetti questa aurea di uomo in pace, se non risolto comunque che sa quello che vuole,  attiri tutte matte!!"

domenica porto mia cugina  a pranzo dai miei, poi io eli andiamo al parco della caffarella.

ci sdraiamo all'ombra, lei disegna e scrive poesie. Io resto in silenzio. la guardo, rido. la osservo in profondità. La ascolto. noto in lei, tra le righe, un fiore delicato, che attende solo un abbraccio. un grande abbraccio. le scrivo una piccola dedica.

è un'anima dolce  e sensibile. che ha paura di crescere. 

preferisce tenersi questo mondo di fate, perchè fuori teme che potrebbe farsi male.

Prima di lasciarci, la stringo in quel grande abbraccio. 











































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