Le ali del vento.
ad ogni ragazzo che non si sente di questo mondo, arrivi il mio alito di vento.
ad ogni parola che non esce dal corpo arrivi il mio abbraccio come fosse un canto.
ad ogni ferita che ancora brucia come una spada nel cuore
giunga la mia carezza che la benedica e la lasci scorrere ..
fino a terminare il suo percorso, senza che le venga tolta mai la voce, fino a farla diventare gioia, un filtro di luce.
arriva un momento in cui tutti i libri li lasci al vento
e ti siedi nel posto loro, senza dire altro.
sei tu e le luci del mondo,
senza piu etichettare,
senza spiegare, senza piu cercare.
non ti serve capire,
ti basta sentire.
il corpo, il mondo, il cielo, il vento, la vita.
senti il calore del sole poi il fresco dell'acqua,
poi i sassi sotto i piedi,
il pane sotto la lingua.
lasci che sia la vita a parlarti,
a spiegarti.
la segui, con gli occhi lungo il sentiero, la senti coi piedi,
la vivi nelle ossa, sulla pelle.
la stringi tra i palmi delle mani, la leggi sui muri,
la accarezzi tra i capelli,
la nutri con acqua e respiro,
la curi, con silenzio e rispetto.
non ti serve piu andare in india,
ne leggere i sutra,
ti basta accorgerti di quello che accade mentre stai facendo, vivendo, toccando, andando.
le fontane che ti dissetano sono lacrime della terra
e il fluire dei fiumi sono una danza che riecheggia nei boschi,
richiami ancestrali di foreste che richiedono uno sguardo.
la vera saggezza non è nei libri o nei lunghi infiniti percorsi spirituali..
è nel riconoscere la bellezza di un filo d'erba raggiunto dalla luce del sole,
è posare un piede in un ruscello e sentire le onde della vita scorrerti dentro.
è qui, nel tuo sguardo con te stesso, nel come ti accogli.
silenzio e vuoto sono i tuoi maestri.
non serve dire, argomentare, convincere, sedurre, imparare.
serve stare, restare nel posto in cui si è, senza aspirare ad altro che al sè.
a questo impenetrabile fiore che vocifera al nostro interno parole di eterno, delicate sinfonie di antichissima conoscenza.
se impariamo ad accogliere il vuoto, la mente crolla.
niente è piu separato.
tutto è amato.
cosi, se passeggi in un tardo pomeriggio tra le luci del giorno e quelle del tramonto, realizzi che i tuoi occhi piangono, sono in preda ad un esperimento di qualcosa che non ha nome, è un ritorno ad un legame intimo con la vita, come se a piedi nudi entrassi dentro uno spazio di luce.
passi tra i parchi e sorvoli sopra il tempo,
le strade sono mondi illuminati, forme che danzano una dentro l'altra.
sei in un costante incanto,
un raccoglimento nell'estasi,
siedi all'interno delle cose e le persone diventano case,
dimore di pace,
frammenti di una interminabile Unità.
sei tra gli alberi, tra i palazzi, dentro i negozi, dentro gli occhi,
tra le nuvole, i balconi, i vicoli,
i vagoni.
i sorrisi, le voci, i sospiri, gli incroci.
tutto splende e niente che si legge.
è tutto chiaro, limpido, intenso, a portata di mano.
non serve aprire i libri.
basta aprire gli occhi.
non serve un corso di 300 ore.
basta aprire il cuore.

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