da bangkok a ko si chang.

/ DA UN RACCONTO RITROVATO, SCRITTO NEL MARZO 2016./

Un viaggiatore siede su una spiaggia e pensa che certe magie non le vivrà più, che non si può essere giovani per sempre, che prima o poi il treno tira il freno e fa scendere tutti. Si torna a casa. Ma gli occhi del viaggiatore spostano i mappamondi, mettono un Isola sopra una strada trafficata e creano alberi al posto di palazzi, non riescono a chiudere la porta finché intravedono un piccolo bagliore di luce entrare da fuori.Come quando si mettevano i fiori sui cannoni, si dimostrava che se il mondo andava avanti così non poteva essere per sempre. La fine é il mio inizio diceva un certo scrittore dai capelli bianchi e il sorriso più libero che abbia mai conosciuto. La fine di questo viaggio segna l inizio di uno nuovo, ancora più importante; quello che riparte da un treno speciale: la consapevolezza. Consapevole di ciò che si vuole veramente, ovunque ci si trovi, se si diventa consapevoli si può volare leggeri sopra i pensieri, sopra le resistenze al cambiamento, sopra le nostre vite abitudinarie. Questo viaggio è iniziato a Bangkok, girando tra templi, lezioni di yoga e mercati sempre più divertenti ai miei occhi. Dal traffico senza fine mi sono rifugiato nel silenzio assordante della foresta di erawan. Due giorni in tenda, affacciato sul fiume, coperto di verde. Un immersione nelle rocce bagnate dalle cascate, nei sentieri che circondavano un parco naturale intatto e vivo. Dopo questa rigenerante pausa sono andato a conoscere la piccola kanchanaburi, una città con risorse turistiche ma con la tranquillità, la vita semplice e autentica dei villaggi. Si gira comodamente in bici, ospitale, con la campagna intorno al fiume, campi di riso e sorrisi ad ogni vicolo, ad ogni incrocio, ad ogni incontro. Si respira ancora il dolore della guerra, si sentono ancora le grida dei prigionieri trasportati da un treno della morte che ora passa sereno e lento sul famoso ponte che pesta i piedi al grazioso fiume Kuwait. Viaggiare sul treno è un esperienza da vivere. Appena si parte emoziona sentire i canti e vedere le bandiera in festa, come a dire che quel treno della morte oggi é il treno della vita, della libertà. Si respira aria di festa, famiglie con bambini ti salutano felici come se fossi tu l eroe venuto a liberarli. Le fermate sono tutte da fare, villaggi semplici, gente cordiale, anche i poliziotti scattano foto con te, ogni località aspetta questo treno come il senso di una vita. Questa città mi ha conquistato con la sua tranquillità, ci resto volentieri girando in bici di giorno e godendomi la sera il mercato notturno. Visito un bellissimo centro di meditazione ad un paio di ore di bus. Ma l accoglienza è molto più calorosa da parte dei partecipanti al corso più che dagli insegnanti. Non ci sono interpreti quindi non sono il benvenuto per restare. Decido di andare a sanghlapuri. Piccolo villaggio sospeso tra villaggi mon e lago, a due passi dalla Birmania, rilassato, dove influenze mon birmane e altre tribù di montagna convivono serenamente tra templi mercato e centri di volontariato per cani, bambini, donne single. É un villaggio che mi innamora. L incontro con le famiglie mon, fare colazione con loro, ascoltare le loro storie di rifugiati dalla dittatura in Birmania, i bambini che giocano in strada, le donne che ti colorano il viso, l accoglienza festosa, seguirli e insieme a loro portare cibo ai monaci, dopo aver visto l Alba dal ponte che conduce a questo magico e fermo mondo, che trascorre lento e felice il loro tempo vissuto senza nessuna ansia. Ti offrono frutta al mercato, ti invitano a sederti con loro, ti fanno montare su qualunque mezzo se ti vedono a piedi e solo, e non chiedono mai nulla. Accarezzano e nutrono cani che vivono in strada o in centri dove Angeli del volontariato ogni giorno li curano con un amore che ancora mi stringe il cuore. È un mondo a parte, molto spirituale e allo stesso tempo un esempio di convivenza pacifica e gentile. Me ne vado molto affascinato e toccato nella mia sensibilità, con tanta voglia di tornare ad aiutare queste anime così generose e affettuose. Scelgo di finire i miei giri in una Isola a due ore da Bangkok: ko si chiang. Isoletta tranquilla, meta dei vacanzieri thai nel fine settimana. Selvaggia, affascinante natura che circonda il mare, calma, molto ospitale e semplice. Arrivo qui e dopo una giornata di bagni sento il bisogna di placare la mente dagli spostamenti di corpo e pensieri, mi fermo una settimana in un tempio buddista dove si insegna la meditazione vipasssana e si vive la vita amonastica. L impatto non è dei migliori: sveglia 3,30, canti, meditazione, lavori, pranzo alle 11 e poi niente più. Ore 21 si spegne la luce. Stop. Sentivo di non farcela, ero stanco. Poi conosco il monaco che qui chiamano 'maestro'. Mi fa vedere libri, video, mi sorride e mi fa capire che non c e nient altro da sapere. È tutto qui. Semplice: medita quando lavori, quando fai i piatti, quando annaffi le piante, quando fai vetri, bagni, il tempio, quando spazzi le foglie e quando respiri. Non smettere mai. Cammina e medita. Guarda i tuoi piedi, senti il tuo corpo. Era chiarissimo, ma per niente facili tramutarlo in pratica. Infatti, lavorando, mi sono ferito per distrazione e la monaca mi ha osservato dicendo: tu neanche quando bevi il succo di mela sei sul succo, sei sempre altrove. Un bel montante sul mento del mio Io sempre carico di aspettative. Illuminante. Ho posato le abitudini, le ho sostituite con la libertà. La mente, una volta sgombra, ti fa sentire il respiro spostare i capelli, i piedi muovere i sassi, il vento bussare alla porta. Ho meditato nella grotta, in una stanza con un corpo di una persona morta al mio fianco, nel tempio, camminando su sentieri di sassi, ho percepito il mio equilibrio in un soffio di marciapiede, ho gioito dei canti che prima ritenevo insopportabili. Ho gioito del silenzio e soprattutto ho capito che se non abbandoniamo i nostri attaccamenti non riusciremo mai a guardarci da lontano. Il vuoto che qui si ostinano a insegnare é un traguardo affascinante. La monaca, lavorando con me, mi mostra l impermanenza delle cose facendomi vedere il vetro che dopo le mie pulizie tornava pulito, ma sarebbe tornato sporco, e così via. Poi, con un sorriso divertito dissacrante e scanzonato mi ricorda: Valerio, noi tutti muoriamo. Dobbiamo morire. Il nostro corpo cambia in continuazione. Fino a sgretolarsi. Dobbiamo accettarlo." Lei si gira, felice come se mi avesse detto: la morte è bella!! Io resto un po di minuti a fissare il vetro, in effetti la polvere stava già tornando. All' Alba, mentre tutti dormono, io, unico straniero tra i monaci, io vestito di bianco, un faro che dava luce alle loro vesti arancioni ma in realtà erano loro ad illuminarmi. Resterà indimenticabile Camminare con loro, stare in mezzo ai loro passi scalzi e leggeri, un inebriante sensazione di calore e intimità avvolgeva il mio corpo, andare per l Isola a ricevere offerte dalle più umile realtà, signore anziane con vestaglia, sorriso gentile e occhi amorevoli, zuppa in una mano e riso in un altra, è poi bustine sacchetti con dolci frutta succhi, un infinita generosità da chi ha pochissimo. Un abbraccio tra i monaci e la gente, in una strada buia e silenziosa in attesa dell'alba. Un mondo conosciuto andando piano, a piedi nudi, tra le case e le botteghe, le sedie messe apposta per attendere i monaci, un attesa vissuta tra una risata e l' altra con la vicina, unite in un rito che avviene tutte le mattine della vita, alle 5,30. Ho avuto il privilegio di essere solo con il maestro, solo io e lui a ricevere offerte. È stato come camminare dietro una luce che illumina la strada più di mille lampioni. Un fare rilassato e pacioso, sereno nella postura e nei passi, colmo di beata grazia. Mentre rientriamo veniamo accolti dalla magica luce dell'alba, un angolo di luce mistica che mi fa incantare lo sguardo sul maestro che apre la porta del tempio. Un primo approccio non dei più felici mi ha fatto poi entrare nella vita del monastero piano piamo, sentendomi poi parte di un mondo genuino calmo attento e profondamente sereno, spirituale nel senso più felice del termine. Il pallone regalato dalla signora in cucina, il libro di meditazione che il monaco ha voluto portassi con me in Italia, i pranzi vissuti a terra tutti insieme, in circolo, il rispetto di ogni gesto, il ringraziare e l augurarmi buona vita, mi sono sentito in famiglia senza parlare la loro lingua, accolto con una gentilezza che porto nel cuore. A volte, fermarsi é una scelta saggia. Ci fa calmare i pensieri frettolosi e il corpo smanioso di fare. Tornare al proprio se, inchinarsi per guardarsi meglio dentro, fa ritrovare dell'armonia che spesso ci dimentichiamo di possedere. Ultimo bagno prima di tornare alla realtà occidentale, moderna, che corre stando al telefono per paura di non stare al passo, senza però mai chiedersi dove ci sta portando quel passo e se é una strada e una vita che abbiamo davvero scelto. Il viaggiatore si addormenta su una isolata spiaggia sognando di poter continuare a condividere emozioni e gioie anche a casa.


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