La marcia della Pace.

"Al mattino al mio risveglio cerco in cielo gli aironi e il profumo bianco del giglio." Così cantava Rino, e cosi mi sono sentito, una mattina di domenica, nel cuore del centro storico di Perugia. Io e Antonio abbiamo scelto di fare lo zaino e incamminarci, senza fretta, senza pesi, sulla via della pace. Il rapporto che ho con la pace è una storia d'amore.
La cerchi la trovi la perdi ti manca e capisci che è tutto, il senso di ogni cosa. Perugia non ha più una sua anima popolare e rossa, una sua identità indipendente e genuina, una sua faccia autentica da mostrare al viandante.
Sembra una città di passaggio, come se avesse perso il suo animo rivoluzionario, il suo senso della giustizia e del destino. Non ha piu i suoi giovani univeristari da tutto il mondo, non ha i vecchi per i vicoli e le osterie, non ha più quell'anima anarchica e sociale che mi ricordo io.

Il centro è affascinante, antico, silenzioso, con tracce etrusche ancora vive, porte romane e vicoli che scivolano sulle piazze attraverso archi specchiati dal blu del cielo.
Proprio sotto l'arco di porta Romana inizia il cammino del grande popolo della pace, il popolo che canta e non tace, che ancora porta nelle strade le idee di Capitini e Gandhi, di tutte le anime smaniose di condividere principi di fratellanza e armonia. La camminata é un riveglio per ogni cuore, dal più piccolo degli studenti al più dolorante degli anziani. Commuove vedere una coppia di circa 70 anni al mio fianco faticare ma resistere, con bastoni che sorreggono ginocchia e drappi della pace sopra il capo. Una ragazza delle medie mostra lo striscione mi sorride e spiega che vengono dalla Valsugana, una gentile e sorridente educatrice di Un ponte Per mi mostra i volontari dell'associazione venuti da tutta Italia, la canzone È tempo accompagna il viaggio che scorre tra le vie alberate di una fetta di italia verde e luninosa, paciosa, calma e sorridente. Le bandiere color arcobaleno escono dalle tasche dei pantaloni, dalle finestre, dai portoni, dai balconi e dai collari dei cani. Non esiste messaggio più efficace per fermare un sistema che non ha alcun senso di esistere se non quello che segue la sola e unica ragione del profitto, del fare i soldi a qualunque costo, anche se questi soldi costano vite, cibo, aria, giustizia, povertà, alberi, foreste, desertificazione, disperazione, solitudine, egoismo e ignoranza. Un prezzo altissimo che Capitini aveva capito più di 50 anni fa, portando alla luce riflessioni sul benessere animale e sull'aria che respiriamo, sulle bombe nucleari e la disparità economica, sulle risorse negate, sulle guerre preparate a tavolino per mettere gli uomini contro, scatenare guerre per destabilizzare e impaurire, per governare mantenendo un potere di pochi che scelgono i  governi di tutto il mondo. Lungo la via ho conosciuto un'Italia che non solo spera, ma sorride e si incanta, si vuole conoscere e ha voglia di partecipare, dicendo no ad uno stile di vita imposto, alla violenza di ogni giorno nelle case e nelle piazze, sugli animali e sui bambini, sulle popolazioni e sui poveri, un corteo fatto di gente che accoglie e non rifiuta, che abbraccia e canta, che ricorda john lennon e guccini, che non ha paura di resistere al mondo della guerra. La guerra fatta coi tg e coi social, con le parole e i gesti, con l'indifferenza e l'immobile resa. Una giovane del liceo marcia con la scritta di Vittorio Arrigoni, il volontario che operava in medio oriente come attivista umanitario: "restate umani." Un' altra, mostra la scritta freedom sulla bandiera palestinese, una coppia di teenagers si tiene per mano  e lei sulla bandiera incita un solo potere: l' umanità. Ci sono tutte le associazioni che promuovono una cultura di pace e una società libera da ideologie razziste, da  violenza, da guerre e rabbia nei cuori. La musica e i bicchieri di vino accompagnano il viaggio, passiamo attraverso la campagna umbra, tra le case che offrono acqua dalle fontanelle, passiamo ponte san giovanni ospedalicchio e bastia umbra.

Ci fermiamo, mangiamo le foccacce preparate dal fornaio di Perugia, sfruttiamo la pace di questi spazi sconfinati senza anima viva, quasi sembrano paesi scomparsi. L'atmosfera é di allegra gioia, di felice condivisione per un cammino di amore, da fare tutti insieme, senza distinzione di fede, razza, lingua, regione, stirpe, appartenenza sociale, una sola famiglia che cammina e accoglie l'altro, come fosse uno di famiglia, e vedendo in ciò che cerca un possibile tentativo di cambiamento. Da santa maria degli angeli il microfono ringrazia tutti i partecipanti, le associazioni mostrano i loro libri e le loro storie,  la fontana brilla di luce, i bambini cantano e le strade si colorano di arcobaleno. La salita finale é l'ultimo grande sforzo prima di vedere Assisi in tutto il suo splendore. Abbraccio Antonio, siamo sfiniti, ma infinitamente grati. Scendiamo a salutare il Santo Francesco, colui che vedeva in ogni cosa della vita un motivo di gioia, un uomo semplice che camminava senza scarpe per elargire amore ovunque andasse. Fuori il sole scalda le anime affaticate e i cuori soddisfatti, illumina le persone che si abbracciano e i bambini che corrono. Oggi ha vinto la Pace. Il cielo si nasconde dietro la bandiera dell'arcobaleno, in un momento tutto si calma, i prati vibrano di nuove emozioni, e mentre scendo mi torna in mente la maglietta di una volontaria umanitaria : birth place, earth. Politics, freedom. Race, human. Religion, love.

Il canto dei bambini all' inizio della marcia mi é rimasto dentro, mi ha accompagnato nel cammino e ha sollevato il mio cuore sopra le ansie e le preoccupazioni del mondo. Non c'é altra vera ragione di esistere se non per amare ogni altro essere vivente, ogni altro dolore, ogni altra difficoltà e farla propria. Me lo hanno ricordato quei piccoli bambini, molto più saggi dei governanti del mondo, molto più gentili delle violenze di ogni giorno, molto più amorevoli di ogni nostro giudizio condizionato. É stato un cammino di pace. Di una italia che ancora crede nell'amore: per la vita e per il prossimo.

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