La gentilezza è la migliore delle religioni.

Di nuovo in viaggio. Che bello partire. Muoversi. Guardare fuori. Guardare gli altri spostarsi. Vedere il mondo. Osservare la natura, gli alberi, i colori. Come si muove la gente, come si vive nei posti, come scorre la vita. Viaggiare non è solo godersi la bellezza dei posti, è contemplare la vita, capirne il mistero, avere altri occhi, conoscere nuovi orizzonti, aprirsi a nuove idee e concezioni. Il solo spostarsi in bus, tra i villaggi e le montagne, le stradine e le improvvise feste, ti fa sentire parte di una danza;sei in finestra, e mentre dondoli, davanti a te scorre libera la vita. Il mondo che è fuori, é lì per essere esplorato dentro.
In India gli autobus sono grandi attrazioni, specialmente quelli locali, semplici e vecchi mezzi in condizioni precarie ma ricchi di fascino. La gente salta, scende, urla, si muove al ritmo di musica altissima e cigolii dei sedili. É una corsa su strade rotte e spesso si salta sopra delle vere e proprie voragini, si inchioda davanti ad una mucca ferma tra le due corsie, si prendono curve a tutta velocità in strade senza luce, e infine con paziente e frenetica allegria si arriva in cima alle catene himalayane. Molti personaggi ossessionati dallo yoga che ho incontrato mi ripetono spesso che viaggiare é bello ma ci fa perdere di vista l'obiettivo principale, quello di restare presenti a se stessi. Ci fa allontanare dal centro, ci fa uscire dal nostro sé, ci distrae. Lo trovo in parte vero, in parte no. Il viaggio può essere un occasione per fermarsi e approfondire esperienze interiori o di altro tipo che possono essere utili al proprio ritorno. Ma ciò che mi ha insegnato e segnato più di ogni altra cosa è il viaggio in sé. Non dove arrivavo o cosa trovavo, ma cosa sentivo mentre mi muovevo o mi fermavo. Ogni incontro, se hai occhi per vedere, sta parlando di te. Ti sta comunicando qualcosa. Ogni situazione é un'occasione di conoscenza profonda. Il viaggio è come la felicità, non importa dove vai, importa che vai. Non importa chi diventi, importa chi sei. Se ad ogni tua impronta del cammino associ un incontro, uno sguardo, uno scorcio, tutto diventa infinitamente sorprendente. Le sfumature,i colori, le gente viene e va, le città cambiano, il sole tramonta, il fiume diventa mare, tutto in un viaggio, ogni singolo aspetto è un disegno perfetto, ogni immagine ci appare e scompare, tutto scorre, ogni luogo é privo di muri, i confini si oltrepassano e mentre nuoti tra una roccia e una cascata cogli nell'istante il fluire delle cose.
Cosa c'è di affascinante in una semplice e caotica città indiana, inquinata e sovraffollata? La magia.
L'India, secondo me, è il luogo più magico che esiste. Ti trascina coi suoi odori e i suoi colori, in 5 mila anni di storia, in immagini divine ed epoche leggendarie, in storie che sembrano favole, ma in cui tutti credono. Cammini tra mucche venerate, ti bagni in fiumi ritenuti sorgente di vita e nascita del mondo, conosci sadhu che sembrano usciti da libri ammuffiti delle biblioteche, incroci scimmie considerate divinità e dopo interminabili clacson, la pacata e armoniosa vita di una semplice famiglia in fondo alla via , che cuce, cucina, prende l'acqua dal pozzo e si pettina i capelli sorridendo. L'India é un continuo motivo si sorpresa, ti accompagna a letto col dolce suono dei mantra vedici, ti sveglia con canti devozionali e rilassanti voci mistiche. Ti cattura lo sguardo attraverso la danza di donne avvolte nei sari, ti frena i pensieri attraverso il tocco di una campana tibetana, ti ricorda l'importanza di meditare in ogni tempio che vai, ti mostra immagini yoga in ogni muro,  ti coccola a fine giornata con candele e fiori che galleggiano in acqua all'ora del tramonto. L'energia che si respira anche nel più piccolo dei villaggi ha un sapore unico, la vita continua il cammino iniziato dai saggi millenni fa. Senza sosta, con sereno distacco dalle fatiche quotidiane. Ogni antico lavoro manuale che si può vedere ogni giorno nelle strade indiane occupare la maggior parte degli uomini, é vissuto con imbarazzante tranquillità, una rilassante vita tra musica e sorrisi nonostante l'incessante frastuono dei clason.

Ora, finalmente, sono tornato alle fresche altitudini delle sacre vette Himalayane, mi fermo in un centro che recupera e cura animali, abbandonati o feriti. A pochi passi da Dharamsala, tra alberi di mango e papaya, il centro é stato costruito nel 2014, dal nulla. Ora é un rigoglioso parco protetto, che ospita e accoglie volontari per lavorare con cani e mucche vittime di violenza e indifferenza, nella costruzione di una piccola foresta e nella gestione di vivace orto sinergico. Un cuore pulsante di verde, con spazio per fare yoga, percorsi per camminare tra giganti alberi di mango, circondato da tenerissimi cuccioli che saltellano e cercano compagnia, ma soprattutto sollievo da dolore fisico e solitudine. La porta di ingresso è dipinta con un immagine di Krishna che serve cibo ad una mucca, la scritta sotto é una frase del Dalai Lama:"la gentilezza é la nostra religione."

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grazie.