Tansen.

Mi sveglio alle 9,30 dopo una lunga e serena dormita sotto spesse e calde coperte. Mi sveglio e trovo la stanza tutta illuminata.. il sole entra da ogni angolo lasciando raggi e spicchi di luce che riempiono lo spazio intorno a me.


 Faccio le mie pratiche, leggo un po', metto Pino Daniele, mi rilasso e scrivo sui miei post-it gialli i motivi per cui sono grato alla vita. Esco, vado su in terrazza a fare colazione; un uomo anziano col solito cappello fatto a mano, altri più giovani mi accolgono sorridendo davanti ad una splendida vista sulle colline e la pianura.


Banane, patate, pane abbrustolito tè e acqua fresca. Il signore che mi sorride vorrebbe comunicare ma non conosce l'inglese, per me il suo sorriso dice molto di più dei soliti convenevoli, é la forma di comunicazione internazionale che non conosce libri né confini, se lo doni o lo ricevi la tua salute guadagna anni da vivere bene!! È il papà della signora che gestisce qui le camere, domani dovrà operarsi all'occhio e per raggiungere l'ospedale dovranno uscire da tansen. Mi godo la colazione, scrivo un po', mi guardo intorno e sono circondato da alberi e palazzi antichi, finestre a più colori, paessaggio e rovina di un' antica capitale del vecchio e ultimo regno rimasto prima dell'unificazione del Nepal.


Scendo giù in camera, scrivo un po' alla scrivania pensieri di questa camminata che scorre attraverso il tempo e vedo nei luoghi non più quella distanza che esaltava differenze, vedo una stessa vita in colori diversi, il senso delle cose non si perde o si acquista andando o tornando, si acquista capendo e sperimentando. Perdiamo quel senso di allegra e spontanea gioia che conosciamo in età fanciulla come se le responsabilità della vita adulta non devono lasciare più spazio all'incanto e alla curiosità, alla meraviglia e alla bellezza. E questa, credo, sia la prima ingiustizia a cui non ci ribelliamo.



Vado in strada, salgo verso il tempio giallo, dall'albero con pianta circolare si vede un panorama ampio, vedo un lontano campo di calcio che vorrei perlustrare.


Alcuni bambini giocano ai rigori, uno mentre tira mi guarda e ride, l'altro cerca di difendere.


 Più avanti, da un chiosco che vende frutta, gruppo di donne ride verso di me, un simpatico uomo dai baffi anni 70 si presta fiero per una foto, mostrando come qui i cappelli hanno la stoffa delle mani di Tansen, dipinti e lavorati coi tessuti che si vedono in ogni vicolo della città, stoffe usate per giacche tradizionali e cappelli di panno.


Vado verso il palazzo reale, che trovo chiuso, riproverò domani.
Esco e vado a vedere il tempio dedicato alla Dea Bhagawati o Durga, manifestazione dell'energia femminile, la Shakti. Mi fermano 3 piccole bambine che in un fluido inglese mi fanno un test sulla mia famiglia, segno zodiacale e motivo del viaggio! Faccio un giro purificatorio, sui tetti immagini e sculture preziose, incisioni di simboli sacri, templi dedicati a Ganesh Saraswati e Shiva, intorno bambini che giocano, donne che siedono o spazzano il giardino.


Penso alla storia del colonnello che costruì questo posto: veniva qui a pregare la Dea prima di andare in battaglia e aveva promesso un grande tempio in suo onore. Il colonnello, Singh Thapa, sconfisse l'esercito indo-britannico che attaccò il Nepal con un numero di uomini nettamente superiore. Diviene un eroe, salvò il Nepal dal dominio straniero e difese la libertà di tutti. Oggi, leggo dai giornali che anche qui gli studenti si scontrano per avere diritti, la corruzione dilaga e il Nepal si trova a dover dipendere dai rapporti commerciali con Cina e India senza riuscire a garantire ai nepalesi una vita dignitosa senza smog, inquinamento, strade che crollano e bambini abbandonati. Ci sono etnie escluse dalla società, senza scuole, bambini costretti a lavorare, e gli stipendi alti sono solo al governo.

Tansen è un cittadina ricca di fascino; i sorrisi della gente, la musica, il suono dei telai, i colori della case, l'inconfondibile stile newar dei tetti e dei palazzi, la luce del paesaggio e
la vista delle montagne. 




Mi fermano continuamente, sono l'unico straniero che gira per le strade, mi chiamano i bambini e gli anziani, le signore e le comitive, mi diverte questa simpatica allegria, c'è un'atmosfera spensierata e passeggiare mentre un signore dagli abiti e il cappello tradizionale monta in bici mi fa volare con la mente dentro un'altra epoca, sembra di vivere un tempo lontano, dove i ritmi erano tranquilli e si stava insieme, nelle strade, tra la gente, nella vita. 


Vado in un tempio buddista, compro alcune banane, guardo la gente lavorare nei laboratori, riparare scarpe, bottoni, vestiti. Vedo tessuti di ogni genere e colore. Passo attraverso alcune scuole, entro nella città vecchia, incrocio un matrimonio, occhi di bambini che sbucano dalle finestre delle mura newar, sorrisi di anziani dai volti  scuri. 


Finisco al campo di calcio che cercavo; è una zona presidiata da militari, qui viene ricordato il colonnello eroe. In questo grande campo a cielo aperto, che affaccia sulle montagne,scatto foto sulle finte e sui dribbling di una accesa partita di calcio. Incontro un sorridente omone delle Seychelles che mi presenta la sua moglie nepalese conosciuta in viaggio; è alla sua prima volta in Nepal e mi comunica tutta la sua gioia: " i miei occhi non avevano mai visto così tante bellezze, e poi la gente è fantastica!!" Risalgo e arrivo al tempio di Amar Narayan, col tetto dorato, dove sono presenti sculture eroiche.



Un complesso a 3 livelli, di autentico stile dega, dedicato a Vishnu e dove, secondo la leggenda, è presente una sorgente sacra. Salgo dal tempio verso il ritorno, inizia a piovere, mi fermo a guardare il cielo: è una fontana di pace, un tappeto blu che accarezza nuvole e montagne, siedo con la mente sopra questa estasi e mi accorgo di quanto sia fuggente e unica la sensazione di libertà. 



Torno in camera,  scrivo agli amici, parlo con mio fratello, mi rilasso. Metto De Gregori, Dalla, Stadio, spazio tra i ricordi e inizio a ballare in questa grande e spaziosa camera solitaria. In questa beata ventata di leggerezza mi ricordo di non aver mangiato!!☺ mi doccio e vado su, chiedo alla signora se ha qualcosa per me. Chiacchieriamo davanti alla terrazza, mi porta un tè,  leggo il libro davanti al sole che sfuma.. calmo e silenzioso. Una targhetta di legno invita a gustarsi questi momenti di serenità e relax... 

Chiamo il mio amico Ciro e mi trasmette attraverso il sole che lo acceca il caldo di Roma.

La cena è pronta: mangio, insieme ad una donna tedesca, una ricca e vigorosa cena nepalese a base di chapati riso zuppa di lenticchie, pomodori patate e cavolfiori. Sapendo che non avevo pranzato la dolce  signora mi riempie più volte il piatto, la tedesca parla poco inglese, ma riesco a capire che ha passato un mese nel centro vipassana di Lumbini, in meditazione. 

Domani mi aspetta un nuovo trekking, per vedere da vicino la catena Himalayana fino al Gaurishankar, uno degli inviolati 7000, dove si ritiravano in meditazione i santi buddisti Padmasambhava e Milarepa. 


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