Insegnare yoga.

Per la prima volta, la mia stanza è stata una sala di yoga dove esibirmi come maestro. 





Il mio amico Fabio si è presentato con le sue bottiglie della tenuta Argentiera, un sorriso da fratello e la voglia di sciogliere dolori sempre più forti alla schiena. 


Ha provato diversi dottori, ora vuole provare con lo yoga.


Lo accolgo con un cornetto vegan alla crema di agrumi, i regali per lui i piccoli e la moglie, pasticcini e tartine, dediche speciali ai bambini.


Preparo il caffè,  chiacchieriamo al balcone di questa fase delicata un po' per tutti, poi lo Guido sul tappetino, ad occhi chiusi lo accompagno ad entrare nel suo silenzio, nel suo mondo.


Prima di iniziare lo invito a dedicare la pratica a chi desidera, anche a sé stesso.

Esercizi di respirazione, allungamento della colonna, preparazione mentale e fisica ad uno stato di apertura.

Dopo i primi esercizi per sciogliere spalle e collo, lo struzzo per bene con le prime asana, e dopo solo 10 minuti mi fa :" ma non è finita?"


Posture in piedi e da seduto, movimenti accompagnati da alcuni miei messaggi per ammorbidire le tensioni.

Finita la parte fisica, lo Guido nel rilassamento, poi un mantra e infine meditazione.





Sorride, mi comunica di sentire la schiena avvolta da un grande calore, si sente un po' stravolto e distrutto.


Gli chiedo se durante il rilassamento ha avuto pensieri ingombranti, " da morire, uno dietro l' altro."




Quello che sembra il momento più rilassante, in realtà è il più difficile. 


Perché non siamo abituati a stare fermi, e se non muoviamo il corpo, ci pensano i pensieri ad riempirci la testa, fino a farci faticare di più.





La cosa più difficile per noi è lasciare andare. È quello che ci blocca muscoli e articolazioni.


Le preoccupazioni penetrano nelle nostre braccia e nelle gambe fino a farci legare con le nostre stesse mani.


Più lasciamo andare tensioni e pensieri, stress e ricordi nocivi, negatività, ansia.. più saremo leggeri.


I problemi, spesso non esistono, sono solo nella nostra testa. Nel modo in cui noi affrontiamo la vita.


Gli ho raccontato di un episodio del Budda che girava per i villaggi tra la gente; nel primo villaggio viene accolto con gioia e urla di festa, cibo e doni, ma lui li rifiuta. Nel villaggio dopo, viene accolto da insulti e grida rabbiose, parolacce e odio. Al compagno di viaggio che gli chiede per quale motivo non avesse reagito, lui risponde: " ricordi nel villaggio dove mi hanno offerto doni e cibo, e io li ho lasciati a loro? La stessa cosa ho fatto con gli insulti, li ho lasciati a loro. "


Insegnare è semplicemente accompagnare l'altro in un viaggio di amore verso sé stessi. Si entra mano nella mano nella propria dimensione naturale.











Si entra in contatto con la nostra vita per quello che realmente siamo, non per come ce la siamo sempre raccontata, per mostrarci in un modo anziché in un altro, per la paura del giudizio, per una abitudine familiare o culturale.


Ci siamo abituati a pensarla e a vederci in un modo e tutta la vita restiamo aggrappati a questa nostra idea rigida, senza pensare mai che esiste un altra via, più limpida, più dolce, senza segreti che richiede coraggio, ma ci versa negli occhi la vera conoscenza.


Se abbandoniamo con un intenzione di volontà le resistenze di una vita, cadranno con lei tutte le paure e i dolori. 


Siamo fiori seduti in un prato che ad ogni raggio di sole si aprono come farfalle e basta un poco di acqua per brillare felici.


























Non siamo la nostra rabbia, il nostro corpo, il nostro nome, i nostri pensieri, siamo finito e infinito insieme, abbracciati fino a fondersi in una cosa bella e ricca di gioia come l'universo.


In questo preciso istante possiamo decidere quale strada prendere, se quella della mente o quella del cuore ❤️















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grazie.