Sulla via del ritorno.

Ultimi giorni da solo. In cammino. In viaggio tra me e il mondo.

Un percorso silenzioso, da osservatore e passante, sulla via dell'incanto.

Camminando tra i sassi di strade rotte, tra mattoni rossi bagnati dal fango, tra le buche e le pietre, i mercati e le spezie, i suoni e i canti, i calcson e gli uccelli.

A piedi lungo scalinate pesanti come macigni, come la storia leggendaria del Nepal, ricca di divinità e fantasia. Una storia che ancora si respira camminando, noncurante dei tempi, né delle necessità moderne.

In viaggio dentro me stesso, spegnendo man mano ogni fiammella di un fuoco personale. Un fuoco che arde di desideri necessita un esercito di pompieri.

La vita si mosta così com'è. Come sei. Senza filtri. Senza mentirti.

Il Nepal è una bella storia. Una storia di famiglie reali, cavalli alati, fregi sui tetti e dipinti sui muri. Una terra antica, ma attuale, una strada per tutti. Una porta da attraversare a piedi passando per ponti, laghi fiumi e valli. Nello sporco e nel caos, nel rituale e nell'incerto, Nepal sorride senza denti, con semplice disincanto, a fari spenti.

Passare di qui è trovare un motivo a cosa ci spinge a mettere le scarpe da trekking per poggiarle sopra sentieri tracciati dai piedi nudi dell'immortalità, del Principe Gautama Sakyamuni, il Budda.

La strada della per sempre liberazione dal dolore, un viaggio senza ritorno, capire ogni cosa in un solo giorno.

Non puoi rimaner distratto troppo da te stesso in un luogo così intriso di magia e incenso, così pregno di sillabe che suonano dentro campanelle e collane bagnate in bacinelle, dove Budda e Shiva si tengono per mano per guidare il mondo.

Splende d'oro questo piccolo paese; brilla di sorrisi, perle sui vestiti, mantra nei cilindri, ruote di preghiere, cuori gentili e templi sulle colline, montagne sacre e angoli di pace.

Più sei in Nepal e più ti accorgi che proveniamo tutti da uno stesso luogo, la nostra unica appartenenza è nella mano di chi ci cerca, di chi cerca amore. Di chi porge occhi e piatti. Il Nepal è un mondo che va piano. Un mondo vecchio. Ma ancora integro. Autentico. Umano.

Ti tratta come un fratello e ti insegna ad esserlo. 

Nei suoi luoghi trovi ancora la vita nei villaggi, nella piantagioni, nei bazar


Nei suoi abiti riscopri la cura di festeggiare cerimonie religiose, festività connesse alla luna, alla natura, alle stagioni, alle divinità. 

Stoffe, tessuti, orecchini, bracciali, collane, mala, pashmine, libri, preghiere, mantra, cilindri che girano e ruote che purificano, stupa, puja, cremazioni, natura e polvere, bambini e palloni. Tutto in una via, sulla stessa strada. 

Che è il senso del nostro condividere il mondo; capire di essere tutti sulla stessa strada. 

Quando pensi al Nepal ci sono cose che torneranno a farti compagnia:

La musica romantica dei local bus;
La spettrale e maestosa immensità dell'Himalaya;
Il saluto Namasté ad ogni incontro.. che ti ricorda " onoro il divino che é dentro di te."

" ... Lo sprone della scienza secondava in me una nativa volontà d'evasione, un istintivo amore della libertà e dello spazio, il capriccio del fantasticare e del sognare che lo si soddisfa lontano dall'umano consorzio, quando si è soli fra la terra e il cielo, oggi qui domani là in un paesaggio quotidianamente nuovo, tra gente nuova ma radicata dappertutto su questa terra antica." Giuseppe Tucci


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grazie.