Daniele De Rossi

Sono tornato allo stadio per l'ultima partita di Daniele De Rossi, calciatore dell'As Roma.

Il calciatore che più di ogni altro ha emozionato il mio cuore.

Con il mio amico Massi, dal rione prati ci incamminiamo verso il ponte duca d'Aosta. La pioggia scende intensa e senza sosta, a destra il fiume a sinistra l'obelisco, ci immergiamo in un'atmosfera calda e colorata, tra magliette celebrative e bandiere. Attraversiamo il ponte, giungiamo a piazza Mancini, dove i gruppi della tifoseria si riuniscono per una birra e qualche coro. Da li proseguiamo per raggiungere altri amici in un pub della zona. Mi lascio travolgere dai ricordi e le emozioni, i cori partono con goliardia, la freschezza di una birra artigianale e il calore degli amici ritrovati mi fanno gioire anche della pioggia. Le foto di De Rossi ovunque, le chiacchiere e le risate, guardo i bambini camminare verso lo stadio con magliette sulle spalle e mano al padre. un cielo coperto elegante e incerto è una perfetta fotografia per salutare Daniele, amante del calcio inglese e le scivolate sotto l'acqua. Ci avviciniamo all'ingresso, attraversiamo il viale dei gladiatori, tra i mosaici in stato di abbandono. Entriamo e dentro di me penso che sarà la mia ultima allo stadio.

L'ultima di De Rossi l'ho vissuta guardandolo mentre si allena e saluta la curva, mentre calcia e scherza con tutti, compagni fotografi massaggiatori, con la vita, con sé stesso. Un bambino uomo, un uomo bambino, un sorriso innamorato della vita e del gioco, che si diverte calciando e ringrazia amando. L' anima ribelle si sdraia sul manto erboso e scivola oltre il tempo, tra i tatuaggi e le figlie che crescono, baciando la moglie e la maglia, gli amori della sua vita. Al fianco del mio amico, sugli spalti, lo abbiamo salutato ridendo e piangendo, in sintonia con la sua natura, spensierato e romantico, vero e tifoso, calciatore e poeta.

L'ho visto guardare la sud, applaudire, ridere, correre, abbracciare Totti le figlie e tutti,  indistintamente.

Una passeggiata tra i ricordi, mentre de Gregori canta " dalla stessa parte mi troverai."' , tra gli striscioni e le dediche, le lacrime giovanili di nuovi ribelli e quelle di dolci bambini.

Una giornata vissuta col cuore,  come voleva lui, ma senza troppe feste eccessive. un sobrio abbraccio che dura in eterno.  Il suo inchino davanti la sud, gli occhi sinceri e mai spenti, curiosi ancora di guardare il mondo con incanto e fanciullesco sogno.



La più bella amicizia è di chi si vuole bene senza conoscersi, di chi dona all'altro senza sapere il suo nome. Una forma di amore pura, che scrive sulle vetrate poesie che restano nei cuori e negli occhi, giornate come queste sono immagini da mostrare ai figli, ai bambini che oggi cercano sponsor e vittorie. Queste feste non hanno trofei, sono il simbolo di ciò che può generare una partita di calcio. Il legame con una maglia, una città, una difesa della propria gente che diventa una indimenticabile storia d'amore. La curva e il giocatore, ieri, come due amanti davanti al treno che parte, si stringono in un abbraccio senza chiedere niente in cambio, un semplice grazie che vince il tempo e resta intatto.

Daniele scende verso gli spogliatoi, lo vedo andare via per l'ultima volta con quella maglia, con quel sorriso che ancora mi spiazza. La musica accompagna la sua corsa verso un domani lontano da Roma.

Mentre usciamo io e max incontriamo
un personaggio che ha fatto la storia, sempre con la stessa maglia, quando io ero ancora piccolo: Bruno Conti.


Mentre torniamo verso viale angelico riflettiamo sul destino di non vincere mai.

Mi torna in mente lo sguardo di Daniele e quello della curva, è stato come aver visto un film di amore ed essere stato uno degli attori.


È stata una storia tra persone che non si conoscono e si lasciano tutto addosso.

Una storia d'amore non finisce.


Anche quando si tratta di una semplice partita di calcio.

Perché in una passione scorre il sogno di una vita libera, calciando e correndo, nella città che ami e viaggiando per il mondo.
divertendosi coi compagni e dando tutto per chi sostiene i tuoi sforzi.

Uno sport è il tempo che tu dedichi alla tua vita mettendo corpo mente e cuore.

È solo così che ciò che fai resta, aldilà dei confini e del tempo.

Il rapporto tra Daniele e la Roma è stato un rapporto viscerale, quasi morboso.
Quello con la curva sud è stato un rapporto di amicizia cbe è diventato amore.
Lui ha vissuto i momenti della squadra con la stessa intensità del fornaio di Testaccio o il meccanico del Pigneto. Per le strade di Roma, il suo nome di notte, illumina i muri attraverso le scritte. Sono i suoi ragazzi, quelli che ogni volta che entrava in campo si voltava a cercarli e loro, dalla stessa parte si facevano trovare. Sempre.



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