la morte.

penso di aver vissuto fasi della vita in cui non nominavo mai la morte.

fasi in cui la fuggivo, la trovavo negli incubi e la vedevo  prendere la forma gigante della paura.

ho provato ad odiarla, anche a cercarla,  augurarla e desiderarla. 

poi ho iniziato a chiedermi dove fosse. se fosse vera, viva, se avesse uno scopo, una vita, un senso.

sono cresciuto credendo di essere troppo speciale per poter incontrare una cosa cosi brutta, dolorosa e scura. Ho creduto con assoluta certezza che non avrebbe mai potuto sfiorare la mia famiglia e i miei amici.

poi ho cominciato a perdere affetti, cose, persone, cari, animali, genitori di amici, nonni, amici.

continuavo a rimandare il pensiero o a delegarlo alla chiesa, a chi ne sapeva di piu, a chi poteva darmi conforto o protezione da un dolore cosi alto e ignoto, cosi tenebroso e incomprensibile.

quando ho capito che le cose finiscono, mi sono chiesto dove fosse la fregatura.

che senso ha affannarci a stare bene se poi si muore?

le relazioni finiscono, la gioventu sparisce, il corpo invecchia, ci ammaliamo e terminiamo il viaggio dentro una bara.

pianti e fiori per ricordare persone che ci hanno amato, niente piu.

qualcosa non  mi tornava. possibile sia tutto qui?

se un amore finisce,  basta dire La vita  va avanti, per dimenticarlo?

ho iniziato a prenderci confidenza, a giocarci, a guardarla in faccia, a rischiare col mio corpo in avventure pericolose, a lanciarmi dall'alto di un elicottero, a buttarmi dagli scogli piu alti, a stare su un cornicione di una finestra camminandoci tranquillo,  a fare esperienze aldila dei limiti, per vedere che peso avesse la paura della fine.

cosi, sulla mia pelle, ho visto che se superi i tuoi limiti, tutto si fa piu leggero. 

la paura perde di peso se hai il coraggio di guardarla, se la conosci in profondita ti accorgi che e' solo frutto di illusioni dovute ad un attaccamento morboso a qualcosa che per natura e' destinato a scomparire, come tutte le cose.

da quando ho cominciato a sfidarla, il mio ingombrante io impaurito di finire, si e' dissolto.

cosi come si dissolvera il mio corpo, la mia energia, le mie ossa, la mia mente, i miei pensieri, i miei desideri, i miei averi, i miei affetti, i miei perche.

nulla permane, nulla si solidifica se non la nostra comprensione di cosa e'

nasciamo e viviamo con una idea dei un piccolo minuscolo se affannato e stanco a forza di pretendere garanzie di eternita.

vogliamo che il nostro corpo e le nostre relazioni resistano al tempo, copsi come gli averi e la nostra vita. 

ma ogni secondo, se apriamo gli occhi alla realta, ci accorgiamo che tutto scompare al ritmo di un secondo, ogni momento ' gia passato mentre scrivo ho gia perso per sempre respiri che non torneranno piu. come puo la nostra vita restare per sempre? 

se osserviamo la natura impermanente di  tutte le cose comprendiamo in profondita che siamo solo un accumulo di aggregati, uniti ad un continuo flusso di aggregati condizionati e mai solidi che vagano senza sosta da u n tempo senza inizio e senza fine. la verita ce  l' abbiamo sotto gli occhi, se accettiamo che tutto si perde per sua natura potremo vivere al meglio ogni istante sapendo che non tornera piu, ogni relazione con amore senza attaccamento, ogni affetto senza pretese ma vivendolo come occasione per aprire il cuore.

viaggiando in asia, ho visto come la morte sia guardata ogni giorno in faccia, come parte della vita, come senso di ogni gesto quotidiano. i corpi vengono portati al fiume, bruciati e riempiti di  incenso, la preghiera volge a Shiva la protezione del viaggio, finisce il rito, si torna alla vita di prima. non c' e dramma se la tragedia non e' interiore. il rischio di vivere ancorati alla paura di finire,  ci fa vivere appesi ad una illusione, non viviamo appieno i momenti e rischiamo di morire disperati, anziche sereni e contenti.  

se guardate alle esperienze di chi e' in punto di morte, di chi e' stato in coma o e' in punto di morte, sono esempi lucidissimi di cosa avviene quando la nostra comprensione si stende davanti a noi.  la persona in bilico tra la vita  e la morte vede tutto quello che e' gia passato e perde ogni identificazione col corpo rinunciando ad ogni desiderio egoico, piangendo quasi per il rammarico di non aver pensato esclusivamente ad amare ogni cosa, ogni attimo. il corpo si allontana e inizia il suo declino, in fase di decomposizione l' uomo perde ogni attaccamento e mantiene viva la coscienza, che vede ora tutto con chiarezza. cosa abbiamo detto e fatto, cosa potevamo lasciare, come potevamo comportarci, che occasione abbiamo sprecato. Rinuncia in un istante ad ogni bisogno e arde di compassione infinita, un' indescrivibile bagliore di luce si espande per tutto lo spazio intorno. uno sguardo di puro e illimitato amore, privo di paura, si rivolge ai parenti e alle persone intorno, come a dire: andate fuori e vivete piu che potete il bello di ogni attimo, non preoccupatevi per il mio viaggio, e' solo uno dei tanti, ci incontriamo per conoscerci e donarci esperienze di amore, per salutarci e ritrovarci nella strada indicata dai nostri  gesti e pensieri.

se abbiamo pensieri amorevoli privi di pretesa, incondizionati e puri, se utilizziamo parole e gesti col solo intento di rendere felice l'altro,    allora il nostro viaggio di andata e ritorno sara una strada libera circondata da girasoli e canti di uccelli.

quello che possiamo fare davanti ad un dolore, ad una perdita, di un amore, una storia, un nostro caro o del nostro corpo, e' generare amore, augurando pace e felicita, benessere e amore.  Dobbiamo stare vicini alle persone, in vita  in punto di morte e anche oltre, ma senza attaccamento e paura, comprendendo il viaggio che la nostra anima fa per uno scopo preciso di ricongiungersi e purificarsi.  possiamo dare il nostro aiuto affinche il viaggio sia comodo e privo di spine, ma poi, come deve fare un genitore con un figlio, cosi puo fare un figlio col suo genitore: lasciare andare.

la vita sono incontri di anime prive di identita solide, pezzi di corpi messi insieme che diventano strumenti per poter fare esperienza della comprensione ultima di tutte le cose:

muoriamo perche nasciamo, nasciamo perche siamo morti prima, ci invecchiamo e ci ammaliamo perche tutto si sgretola e finisce come un atomo, ci intrecciamo e torniamo, ci sleghiamo e cresciamo, puri come la consapevolezza, che non conosce tempo ne separazioni, che non ha corpi ne nomi, che non e' un piccolo corpo in attesa di complimenti, e' un viaggio alla ricerca dell'amore che riguarda tutti, e' una comprensione cristallina che abbraccia tutti, che unisce il mio desiderio di felicita con quello del dittatore americano.

odiare non ha senso, non ha senso la divisone di un pensiero dall'altro, di un corpo dall'altro. di un concetto o di un'opinione, non ha senso lasciarsi con rancore, che sia una relazione o la stessa vita, tutti desideriamo amore, tutti desideriamo la pace.

godiamoci il viaggio, divertiamoci senza appesantire i momenti coi nostri pensieri orgogliosi e rigidi, viviamo leggeri questo stare insieme  giocando e baciando ogni attimo, strillando gioia e desiderando il silenzio.

nessuna carta di credito ci portiamo nella prossima vita, nessuna famiglia ne relazione, solo il nostro cuore resta in vita, e se avra perso l'amore che lo nutre come fa l'acqua con un fiore, finira per appassire e soffrire.   


se ci fanno la guerra noi possiamo rispondere con la pace.
se una vita finisce il proprio viaggio col cuore
in pace permette al mondo di respirare meglio, a nuovi fiori di sbocciare.

il tempo non puo darci risposte, il cuore si.

sono tutte li:  nelle lacrime di una donna anziana, nel sorriso di un bambino, nei fucili di un confine, nella finestra che si chiude, nella paura che si arrende.

un passo dopo l'altro, senza far rumore, danziamo sulle macerie della nostra guerra interiore.

non ci resta che alzare la mano di chi e' a terra dolorante in attesa di un po' di amore.

non ci resta che amare.

 pregare e parlare, sognare e credere. 

una sveglia messa allo stesso minuto, in ogni angolo del mondo, nel cuore di ognuno,
nel suo se' piu profondo.



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