Una nuova coscienza.



Impareremo ad apprezzare un caffè in compagnia, un aperitivo in piazza, un tramonto in spiaggia, un abbraccio dalla parte del cuore, un bacio fin dentro l'anima. Un ballo senza freni, una bici contro il vento, un cinema all'aperto.

Una mostra o un museo, un viaggio o un concerto, un teatro o una partita a tennis, un bagno al mare, un sorriso da regalare.

Stiamo imparando quante volte non siamo sstati grati alla vita, alle cose semplici, di ogni giorno. Stiamo imparando ad apprezzare la vita così come è, bella sempre.

Imparare a prendersi cura degli altri. Ad amarli mentre amiamo ogni momento della nostra vita.
Nonostante sia un momento strano, unico e delicato, c'è un reazione vitale e gioiosa  che cammina nei parchi della città.

È l'unico posto al momento dove si può liberamente vivere godendo del sole e del tempo libero.

La gente non lavorando riscopre in un normale giorno della settimana un improvvisa vacanza dove sdraiarsi, giocare coi figli, fare sport e rilassarsi.

Sembra un esplosione di libertà e fuga dalla.paura che si può respirare in  casa accendendo la tv.

Fuori, un sole splendente ci ricorda la meraviglia di ogni giorno, la luce di ogni nuvola, il bagliore dei prati, il richiamo degli uccelli.

La bellezza della vita splende, insieme all'infantile incanto dei bambini, alle corse dei cani, a chi fa yoga, chi corre, chi fa esercizi,chi cammina, chi medita.

Si riscopre il gusto delle attività all'aperto, come era un tempo.

Per me, che vivo il parco ogni giorno, tra lettura, camminate studio e corsa, è una gioia vedere come chi vive sempre dentro luoghi chiusi come uffici e palestre riscopra il senso della libertà nella natura, la condivisione, il tempo libero, le corse spensierate.

È un momento difficile, che mina le nostre certezze e spezza le abitudini, ma forse proprio per questo, sta accadendo per darci preziosi insegnamenti su come possiamo cambiare le nostre vite.



Bellissima riflessione dello psicologo Morelli

Credo che il cosmo abbia il suo modo di riequilibrare le cose e le sue leggi, quando queste vengono stravolte.
Il momento che stiamo vivendo, pieno di anomalie e paradossi, fa pensare...
In una fase in cui il cambiamento climatico causato dai disastri ambientali è arrivato a livelli preoccupanti, la Cina in primis e tanti paesi a seguire, sono costretti al blocco; l'economia collassa, ma l'inquinamento scende in maniera considerevole. L'aria migliora; si usa la mascherina, ma si respira...

In un momento storico in cui certe ideologie e politiche discriminatorie, con forti richiami ad un passato meschino, si stanno riattivando in tutto il mondo, arriva un virus che ci fa sperimentare che, in un attimo, possiamo diventare i discriminati, i segregati, quelli bloccati alla frontiera, quelli che portano le malattie. Anche se non ne abbiamo colpa. Anche se siamo bianchi, occidentali e viaggiamo in business class.

In una società fondata sulla produttività e sul consumo, in cui tutti corriamo 14 ore al giorno dietro a non si sa bene cosa, senza sabati nè domeniche, senza più rossi del calendario, da un momento all'altro, arriva lo stop.
Fermi, a casa, giorni e giorni. A fare i conti con un tempo di cui abbiamo perso il valore, se non è misurabile in compenso, in denaro.
Sappiamo ancora cosa farcene?

In una fase in cui la crescita dei propri figli è, per forza di cose, delegata spesso a figure ed istituzioni altre, il virus chiude le scuole e costringe a trovare soluzioni alternative, a rimettere insieme mamme e papà con i propri bimbi. Ci costringe a rifare famiglia.

In una dimensione in cui le relazioni, la comunicazione, la socialità sono giocate prevalentemente nel "non-spazio" del virtuale, del social network, dandoci l'illusione della vicinanza, il virus ci toglie quella vera di vicinanza, quella reale: che nessuno si tocchi, niente baci, niente abbracci, a distanza, nel freddo del non-contatto.
Quanto abbiamo dato per scontato questi gesti ed il loro significato?

In una fase sociale in cui pensare al proprio orto è diventata la regola, il virus ci manda un messaggio chiaro: l'unico modo per uscirne è la reciprocità, il senso di appartenenza, la comunita, il sentire di essere parte di qualcosa di più grande di cui prendersi cura e che si può prendere cura di noi. La responsabilità condivisa, il sentire che dalle tue azioni dipendono le sorti non solo tue, ma di tutti quelli che ti circondano. E che tu dipendi da loro.

Allora, se smettiamo di fare la caccia alle streghe, di domandarci di chi è la colpa o perché è accaduto tutto questo, ma ci domandiamo cosa possiamo imparare da questo, credo che abbiamo tutti molto su cui riflettere ed impegnarci.
Perchè col cosmo e le sue leggi, evidentemente, siamo in debito spinto.
Ce lo sta spiegando il virus, a caro prezzo."

(Cit. F. MORELLI)

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grazie.